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venerdì 13 ottobre 2017

Blade Runner 2049


Usciti dall'intensa visione di "Blade Runner 2049" (140 minuti forse non tutti necessari), la prima cosa che ci sovviene di questo sequel del cult di Ridley Scott è anche il suo punto di forza principale, vale a dire l'abilità di Denis Villeneuve nel realizzare un nuovo capitolo in grado di reggersi sulle proprie gambe senza troppi paragoni inutili con l'originale del 1982.
Ovviamente questa è un'arma a doppio taglio, in quanto gli irriducibili fan della prima ora potranno muovere critiche di ogni sorta al riuscito film del regista canadese (che da 4 anni a questa parte non sembra sbagliare un colpo), ma non è questa la sede per mettere a confronto le due opere. 


Perché oltre a mantenere l'atmosfera del primo "Blade Runner", doverosa ma senza il melenso effetto nostalgia, Villeneuve espande la filosofia dei replicanti ben oltre ciò che potessimo aspettarci (anche se i dubbi erano pochi soprattutto dopo la fantascienza con cervello di "Arrival"), evitando di stravolgerne il senso e creando anzi le basi per un ulteriore racconto che verosimilmente potrebbe essere esplorato senza troppe indignazioni.

martedì 7 giugno 2016

Sex & The City: 18 Anni e Non Sentirli


Da quel fatidico 6 giugno 1998, data della messa in onda dell'episodio pilota a opera dell'audace rete HBO ("all'epoca", far parlare 4 donne single over 30 di sesso e affini non era così frequente sul piccolo schermo), "Sex & The City" non ha risentito affatto del peso degli anni, tutt'altro. Ancora oggi attuali come non mai, le tematiche e le situazioni sdoganate dal serial cult divennero una sorta di Vademecum delle relazioni del nuovo millennio.

Come dimenticare gli infiniti tira e molla tra Carrie e Mr. Big, le lezioni di fellatio di Samantha, il cinismo imperante di Miranda oppure l'irriducibile romanticismo di Charlotte? Quattro archetipi di donne, di caratteri, di modi di intendere i rapporti (amorosi o meno) nella Grande Mela, quinta vera protagonista indiscussa.

La prima puntata fu probabilmente anche la meno riuscita, perché ancora in evidente fase di rodaggio e di scostamento dal (sopravvalutato) romanzo di Candace Bushnell al quale si ispirava. Il personaggio di Carrie Bradshaw di lì a poco abbandonò fortunatamente la fastidiosa abitudine di parlare direttamente in camera, e ci si concentrò più sui personaggi e le loro psicologie.

Il punto qualitativamente più alto si raggiunse con la terza e la quarta stagione, impareggiabili, che diedero maggior spazio e spessore all'uragano Samantha Jones e alla sottovalutata Miranda Hobbes, tra i personaggi più affascinanti e sorprendenti della serie e non solo.

Tantissimi i premi vinti, tra cui 7 Emmy Awards (Sarah Jessica Parker e Cynthia Nixon lo ottennero entrambe nel 2004 per la sesta e ultima stagione) e 8 Golden Globe Awards (la Parker ne vinse ben 4 da protagonista mentre Kim Cattrall, incredibilmente, solo uno), per 94 puntate complessive, imprescindibili per ogni fruitore di telefilm o qualsivoglia essere umano del mondo occidentale nato alla fine del Novecento.
Lapalissiano consigliare, a chi non l'avesse ancora fatto, di correre ai ripari e recuperare una delle migliori e importanti serie tv mai realizzate.