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venerdì 13 ottobre 2017

Blade Runner 2049


Usciti dall'intensa visione di "Blade Runner 2049" (140 minuti forse non tutti necessari), la prima cosa che ci sovviene di questo sequel del cult di Ridley Scott è anche il suo punto di forza principale, vale a dire l'abilità di Denis Villeneuve nel realizzare un nuovo capitolo in grado di reggersi sulle proprie gambe senza troppi paragoni inutili con l'originale del 1982.
Ovviamente questa è un'arma a doppio taglio, in quanto gli irriducibili fan della prima ora potranno muovere critiche di ogni sorta al riuscito film del regista canadese (che da 4 anni a questa parte non sembra sbagliare un colpo), ma non è questa la sede per mettere a confronto le due opere. 


Perché oltre a mantenere l'atmosfera del primo "Blade Runner", doverosa ma senza il melenso effetto nostalgia, Villeneuve espande la filosofia dei replicanti ben oltre ciò che potessimo aspettarci (anche se i dubbi erano pochi soprattutto dopo la fantascienza con cervello di "Arrival"), evitando di stravolgerne il senso e creando anzi le basi per un ulteriore racconto che verosimilmente potrebbe essere esplorato senza troppe indignazioni.

lunedì 21 novembre 2016

Animali al Cinema: Fantastici o Notturni?

"Animali Fantastici e Dove Trovarli", nuova creatura partorita dalla miniera d'oro targata J.K. Rowling che riporta il pubblico nell'universo potteriano, e "Animali Notturni", seconda opera da regista di Tom Ford, Gran Premio della Giuria all'ultimo Festival di Venezia.


Due pellicole diversissime per genere, temi ed estetica, entrambe attualmente al cinema in questo autunno finora piuttosto povero di grandi sorprese.
La prima, che renderà felici gli "orfani di Hogwarts", si presenta con un'ottima confezione che spiana la strada agli altri 4 già annunciati sequel. 
Che si sia fan o meno del maghetto occhialuto, il mix di azione e fantasy è godibile, merito di un regista, David Yates (suoi i capitoli 5, 6 e 7 dei film di Harry Potter), ormai a suo agio nel trasporre in immagini le parole della Rowling (qui anche sceneggiatrice), che ci immerge immediatamente nelle atmosfere della New York anni '20, perfettamente ricostruita, epoca di proibizionismo e "caccia alle streghe", disseminata da creature, appunto, fantastiche, e tensioni tra maghi e "babbani" (qui divenuti "no-mag") pronte a esplodere soprattutto dopo che l'oscuro Gellert Grindelwald semina panico e distruzione.
Sfortunatamente i punti deboli del film sono i due protagonisti principali, Eddie Redmayne e Katherine Waterston, rispettivamente Newt Scamander e Tina Goldstein: il primo, magizoologo dall'andatura sbilenca, risulta monocorde e non particolarmente carismatico, pur essendo il centro nevralgico della storia. Poco o niente viene rivelato di lui, probabilmente anche in vista degli episodi successivi, e la chimica con la sua co-protagonista latita. Stesso discorso, o peggio, per la Waterston, incapace di incisività e di rendere affascinante il suo personaggio, sulla carta combattivo e combattuto, che in definitiva risulta scialbo e quasi fastidioso. 
Fortuna per i comprimari, in particolare il no-mag pasticciere Jacob e la sorella di Tina, Queenie, a cui toccano i momenti più divertenti del film. Convincenti anche Colin Farrell, nei panni dell'ambiguo Percival Graves, ed Ezra Miller, abbonato ai ruoli borderline, che interpreta l'inquietante Credance. Eccessivamente diluito in alcune scene, a discapito del ritmo, ma in definitiva promosso e il biglietto per il capitolo successivo nel 2018 è già prenotato.
"Animali Notturni" di Tom Ford, che torna dietro alla macchina da presa dopo una pausa di 7 anni ("A Single Man" era del 2009) è invece un potente thriller a tinte fosche, un noir di ispirazione quasi lynchiana, a partire dalla sequenza d'apertura, ipnotica e grottesca, che poi si capirà essere l'installazione artistica curata dalla protagonista Susan, interpretata da un'ottima Amy Adams
Ford predilige per i suoi interpreti dei profondi primi piani, scruta ogni dettaglio, ruga o espressione con una mano più sicura e convincente rispetto all'opera d'esordio. La sua cifra stilistica è sempre forte (la provenienza dal mondo dell'alta moda si avverte), ma qui viene destrutturata e messa al servizio di una narrazione a più livelli, il cui fulcro è però la vendetta fredda e spietata di uno scrittore per l'ex moglie. Disturbante e invasiva la parte relativa al Texas, che assume un registro più grezzo quasi da pellicola western, lucida e fredda quella riguardante le vicende di New York: in entrambi i piani narrativi si ha la sensazione di un'urgenza di riscatto dei protagonisti, di stravolgimento della propria esistenza, in modi chiaramente divergenti, ma ugualmente brutali.
Meritatissimo il premio al Festival di Venezia, che ha riconosciuto il valore dell'opera di Ford (anche sceneggiatore e produttore) oltre l'elemento voyeuristico fine a se stesso, per essere un esame spietato della società umana. 
Jake Gyllenhall conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, di essere uno tra i migliori attori della sua generazione, e mi chiedo quanto ancora dovrà aspettare per essere riconosciuto dall'Academy, mentre Michael Shannon è nuovamente splendido caratterista, capace di infondere ai suoi personaggi a prima vista monodimensionali una linfa vitale che strappa l'applauso. Eccezionali la fotografia di Seamus McGarvey che dà luce ai due mondi contrapposti restituendo un forte impatto visivo, e le musiche "inquietanti" e accattivanti di Abel Korzeniowski.

martedì 15 marzo 2016

Ma Nuove Idee Mai?

La tendenza va avanti da anni, ma ancora non sono riuscito a digerirla del tutto: a Hollywood le idee latitano (ma va?) e ci si rivolge a formule collaudate per assicurarsi - ma siamo proprio sicuri? - incassi certi al botteghino, oppure per sopperire allo sforzo di dover inventare di sana pianta una trama minimamente originale.

Quest'anno abbiamo già assistito al rifacimento di "Point Break" (sonoro flop), è in prossima uscita il remake di "Ghostbusters" in salsa femminile (che una certa curiosità la ispira, fosse altro per il nuovo receptionist), nelle sale americane a luglio, e pare sia in cantiere il remake/sequel/reboot di "Mary Poppins" (aiuto!) con Emily Blunt nei panni della bambinaia volante.

Oggi nel frattempo sono state pubblicate le prime foto del nuovo "Ben-Hur", il remake del glorioso peplum del 1959 diretto da William Wyler, che vinse 11 Premi Oscar, tra cui Miglior Film, Regia e Attore Protagonista a Charlton Heston; della serie, niente ci intimorisce!


Fonte: USA Today

Fonte: USA Today
Tralasciando l'utilità intrinseca del progetto (così come di "Exodus: Dei e Re" di Ridley Scott che andava a scomodare nientepopodimeno che "I Dieci Comandamenti" di Cecil B. DeMille), queste rischiose operazioni rischiano di tramutare classici intramontabili del cinema in blockbuster usa-e-getta steroidati di effetti speciali per far leva sulle nuove generazioni (in quanto le vecchie si sentiranno oltraggiate e se ne terranno bene a distanza), incapaci di replicare il successo e la portata storica degli originali. Staremo a vedere.

Altra notizia sul fronte remake/sequel: è di poco fa l'annuncio che il temutissimo "Indiana Jones 5" si farà! A confermarlo Steven Spielberg in persona, che tornerà a dirigere Harrison Ford nei panni del celebre archeologo esattamente nel 2019, quindi a 38 anni dal primo capitolo "I predatori dell'Arca perduta".
Facendo un rapido calcolo, all'epoca Ford aveva 39 anni, nel nuovo film ne avrà 77 e, mentre in rete il sarcasmo si spreca, perché evidentemente siamo ai limiti del ridicolo (gli unici reperti che potrà portare alla luce sono i contributi della pensione) vorrei riflettere sul motivo per il quale è accettabile un Indiana Jones di quasi 80 anni, ma ai grandi produttori hollywoodiani non sfiora nemmeno l'idea di propinarci, nell'esatta controparte femminile, un'archeologa avventuriera di "appena" 42 anni (vedi nuovo film di "Tomb Raider" con l'astro in ascesa Daisy Ridley, che sostituisce la Jolie).

Non sarà che per l'androcentrica fabbrica dei sogni la geriatria sia accettabile solo se maschile?