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venerdì 13 ottobre 2017

Blade Runner 2049


Usciti dall'intensa visione di "Blade Runner 2049" (140 minuti forse non tutti necessari), la prima cosa che ci sovviene di questo sequel del cult di Ridley Scott è anche il suo punto di forza principale, vale a dire l'abilità di Denis Villeneuve nel realizzare un nuovo capitolo in grado di reggersi sulle proprie gambe senza troppi paragoni inutili con l'originale del 1982.
Ovviamente questa è un'arma a doppio taglio, in quanto gli irriducibili fan della prima ora potranno muovere critiche di ogni sorta al riuscito film del regista canadese (che da 4 anni a questa parte non sembra sbagliare un colpo), ma non è questa la sede per mettere a confronto le due opere. 


Perché oltre a mantenere l'atmosfera del primo "Blade Runner", doverosa ma senza il melenso effetto nostalgia, Villeneuve espande la filosofia dei replicanti ben oltre ciò che potessimo aspettarci (anche se i dubbi erano pochi soprattutto dopo la fantascienza con cervello di "Arrival"), evitando di stravolgerne il senso e creando anzi le basi per un ulteriore racconto che verosimilmente potrebbe essere esplorato senza troppe indignazioni.

mercoledì 1 febbraio 2017

La La Land

Una lettera d'amore. Alla Musica. Alla Città dei Sogni. Alla Settima Arte.


Damien Chazelle, classe 1985, confeziona il Musical del Nuovo Millennio, nostalgico al punto giusto (strizzate d'occhio ai grandi classici "Un Americano a Parigi" e "Cantando sotto la pioggia", tra le altre, numerose, citazioni), poetico e leggiadro come un giro di valzer, incalzante e pungente come un assolo di pure jazz
Uno sguardo al passato, imprescindibile, per volgere al futuro, come le varie contaminazioni che subisce, e ha subìto, la sua amata musica jazz che, per rischiare di non morire, deve necessariamente rinnovarsi, senza perdere la sua anima.
Un po' come i protagonisti, Mia e Sebastian (superlativi Emma Stone e Ryan Gosling, in un ruolo a tutto tondo che non li fagocita mai, riuscendo a rendere credibile persino un tip tap interrotto dalla suoneria dell'I-Phone), che mentre si arrovellano tra le strade di Los Angeles cercando di sfondare nei rispettivi ambiti, la recitazione e la musica, si trovano, si amano, si lasciano abbagliare da illusioni di gloria e restano inevitabilmente bruciati, senza però mai perdere quella scintilla, quella passione viscerale che li spinge a coronare i loro granitici sogni di gloria.


Se in "Whiplash" la ricerca della perfezione artistica era vissuta come una sorta di via crucis personale, qui il difficile percorso di auto-realizzazione viene filtrato dall'occhio romantico e profondamente coreografico di una macchina da presa che accarezza, prende per mano lo spettatore e lo immerge dolcemente per un paio d'ore in un mondo parallelo, dove gli automobilisti imbottigliati nel traffico escono dalle loro vetture per improvvisare una danza di gruppo. E, diciamocelo, dove tutti vorremmo vivere.