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mercoledì 4 ottobre 2017

"madre!" e "L'inganno": post femminismo mancato?

Entrambi attualmente nelle sale italiane, "madre!" di Darren Aronofsky e "L'Inganno" di Sofia Coppola potrebbero essere definiti come due film post femministi a tinte horror: sia l'uno che l'altro mettono al centro della scena figure femminili emblematiche che cercano, a fronte dell'invasione del loro spazio sacro, con le dovute differenze di epoca ed età anagrafica, di (ri)affermare la propria posizione svincolandosi dall'egemonia dominante maschile.



Fin qui niente di strano, considerato anche il fatto che uno dei due registi è di sesso femminile, ma ciò che disorienta e per certi versi delude di queste pellicole è il modo in cui viene affrontato il dualismo tra ciò che la donna rappresenta per la società, fondamentalmente una minaccia, e come ella reagisce a questa categorizzazione.
Esulando per un momento dal puro giudizio cinematografico, il vero problema di "madre!" è la totale inerzia, se non passività, della protagonista Jennifer Lawrence (nel ruolo probabilmente più difficile della sua carriera) nei confronti del marito/star Javier Bardem: il suo amore cieco e assoluto alla fine sarà la sua condanna a morte, il suo alienante desiderio di maternità la porterà sull'orlo della pazzia. 
Inutile dire quante e innumerevoli chiavi di lettura ci offra la discussa (a dir poco) opera di Aronofsky, fischiata a Venezia ma apprezzata in patria, che destabilizza e "intrattiene" in maniera sconvolgente il pubblico nella sua allegoria sfrenata, come raramente capita di vedere sul grande schermo. 

giovedì 7 settembre 2017

Dunkirk

Partiamo da un assioma: Christopher Nolan è una garanzia.
Affermazione che farà storcere il naso a tanti, forse, ma sfido a trovare attualmente in circolazione un regista capace di catalizzare l'attenzione di pubblico e critica e, al contempo, di coniugare tecnica registica, intrattenimento e riflessione in ogni sua opera a livelli altrettanto eccellenti.


Perché "Dunkirk", sua ultima fatica a 3 anni di distanza dall'incompreso (e troppo ambizioso?) "Interstellar", è la summa perfetta del suo talento visionario, nonostante la narrazione si discosti palesemente dalle sue opere precedenti. Cimentandosi per la prima volta con un evento storico avvenuto per di più durante la II Guerra Mondiale, Nolan non si adagia "sugli allori" di un genere apparentemente comodo e abusato, ma riesce a reinventarlo e a renderlo affine alla sua cifra stilistica più riconoscibile: la distorsione del tempo.
Fin da "Memento" il regista britannico ci ha abituati alla non linearità delle sue storie a scatole cinesi, nelle quali il tempo è un elemento mai statico che egli riesce a plasmare sapientemente sorprendendo continuamente lo spettatore.