venerdì 16 settembre 2016

Il Ritorno Vincente di "American Horror Story 6"

Dopo mesi di speculazioni e finti teaser trailers, ieri sera con la messa in onda del primo episodio "Chapter 1" è stato finalmente svelato il tanto atteso "tema" della nuova stagione di American Horror Story: "My Roanoke Nightmare".


In realtà ancora parecchia ambiguità avvolge la nuova storyline, ma sappiamo con certezza che si ispira alla misteriosa scomparsa della colonia americana di Roanoke, avvenuta nel 1590.
Girata sottoforma di ricostruzione documentaristica stile "real tv" (trovata che il sottoscritto ritiene azzeccatissima), fin da subito capiamo il cambio di rotta della nuova serie di Ryan Murphy che, dopo il mezzo passo falso di "Hotel" e il successo dell'ottimo "The People Vs O.J. Simpson", ha probabilmente voluto tornare alle origini del termine 'horror', sbarazzandosi delle pesanti sovrastrutture estetiche/barocche che avevano inficiato i suoi lavori precedenti (soprattutto, ma non solo, la quinta stagione con il suo Hotel Cortez, appunto).

martedì 23 agosto 2016

"Stranger Things": Quando l'Effetto Nostalgia è Vincente

Stephen King che incontra Spielberg che incontra "I Goonies": ad un primo sguardo, potrebbe essere riassunta così la nuova serie gioiellino di Netflix, che fa dell'effetto nostalgia per gli Anni '80 la sua arma vincente. 


Sapiente mix di fantascienza, horror e racconto di formazione adolescenziale, sin dai titoli di testa "Stranger Things" non nasconde l'esplicito binomio citazione/omaggio al decennio edonistico per eccellenza, che ha probabilmente sfornato il miglior prototipo di cinema action/fantasy e che già "Super 8" di J.J. Abrams aveva ampiamente "saccheggiato" (e difatti molte delle ambientazioni e dei personaggi sembrano provenire dalla pellicola del 2011 - non fosse altro per il cameratismo dei quattro giovani protagonisti, che a sua volta rimanda a "Stand By Me").
Gli ingredienti ci sono tutti: la classica sonnolenta provincia americana; un gruppo di preadolescenti super nerd e sbeffeggiati a scuola, che traggono forza dalla reciproca amicizia, dai fumetti e dai giochi di ruolo; la sorella maggiore di uno di loro, con le prime pulsioni sessuali; un capo della polizia perseguitato da demoni personali; una mamma single con figli a carico ("E.T." ci sei?) e, soprattutto, un mistero che coinvolge (presumibilmente) enti governativi, esperimenti, alieni e al centro una strana ragazzina con poteri telecinetici.


Completano il quadro una regia impeccabile e personaggi abilmente caratterizzati e "familiari", che trascinano immediatamente lo spettatore in un'atmosfera nostalgica (anche la colonna sonora la fa da padrona, dai Clash ai Toto, ecc.), con rimandi più o meno nascosti (notare la locandina de "Lo Squalo" in camera di Will) e una suspence vecchio stile. 
Non è un caso se la serie è stata lodata dalla critica, divenendo un fenomeno virale ancor prima della messa online, e verrà sicuramente rinnovata per una seconda stagione, dato l'incredibile successo di pubblico dovuto in larga parte al passaparola.
Infine, ma non per importanza, vogliamo parlare del tanto atteso ritorno di Winona Ryder a un prodotto mainstream? "L'appestata" più famosa di Hollywood ci era molto mancata, ed è un piacere rivederla in un ruolo di rilievo. Doveva pensarci Netflix ovviamente, ma questa è un'altra storia.

giovedì 14 luglio 2016

Nominations Emmy Awards 2016: Game of Thrones Guarda Tutti Dall'Alto

Annunciate oggi alle 08.30 (ora di Los Angeles), le nominations della 68esima edizione dei prestigiosi Emmy Awards, come da pronostico, vengono sbancate dalla sesta strabiliante stagione di "Game of Thrones" con ben 23 candidature.


Addirittura 5 gli attori menzionati: i "veterani" Peter Dinklage (sesta nomination e già due premi in saccoccia, nel 2011 e nel 2015), Emilia Clarke e Lena Headey (terza nomination per entrambe) accolgono le "new entry" Kit Harington e Maisie Williams (la più inaspettata tra la rosa di candidati), ovviamente tutti nelle categorie di supporto. C'è persino Max Von Sydow a.k.a. il Corvo a Tre Occhi, nominato come Miglior Guest Star. Un plebiscito che è la conferma di come la serie HBO, al suo sesto anno di vita, sia uno dei pochi show in circolazione a migliorare di stagione in stagione, in evidente controtendenza rispetto al trend televisivo: anziché perdere fette di pubblico, attrae un numero sempre maggiore di telespettatori e continua a macinare record di share. E di premi.

mercoledì 22 giugno 2016

Auguri Meryl Streep! I Miei 5 Ruoli Preferiti

Il 22 giugno 1949 nasceva Mary Louise Streep, quintessenza dell'arte recitativa, attrice e donna di rara abilità ed eleganza sia nello scegliere i ruoli da interpretare sul grande schermo che nel condurre una vita privata lontana da riflettori ed eccessi del jet set.






















Incensata immediatamente dall'establishment hollywoodiano, vinse i primi due Oscar della sua carriera (rispettivamente nel 1980 per "Kramer contro Kramer" e nel 1983 per "La scelta di Sophie") nel giro di un lustro dal suo debutto, avvenuto nel 1977 nel film "Giulia", ma paradossalmente faticò non poco per convincere i critici più ostinati che la bollavano come "eccessivamente tecnica", "glaciale" e maniacale nel ricreare accenti e dialetti al fine di aderire maggiormente al personaggio (tra i più celebri, il polacco dell'ebrea Sophie oppure quello australiano per "Un grido nella notte").
Famosa per le sue doti camaleontiche, che l'hanno portata a interpretare praticamente qualsiasi personaggio dello scibile umano (persino un vecchio e barbuto rabbino nella miniserie televisiva "Angels in America"), diventa un tutt'uno col ruolo al punto da imparare il rafting per il film "River Wild" oppure a suonare il violino per "Music of the Heart". Per non parlare delle sue eccellenti doti canore mostrate in "Mamma Mia!", "Into the Woods" e "Radio America".
E' probabilmente l'unica attrice over 60, nella maschilista e gerontofoba Hollywood, a ottenere ancora ruoli di richiamo, attenzione da parte della stampa e riconoscimenti dagli addetti ai lavori, vista anche la quasi certa nomination n° 20 ai prossimi Oscar (record assoluto) per il film "Florence Foster Jenkins", in autunno nelle sale italiane.
Impossibile riassumere in una classifica le sue interpretazioni migliori, quindi sceglierò le 5 che più mi sono rimaste nel cuore e ancora oggi non smetto di amare e ammirare.

martedì 7 giugno 2016

Sex & The City: 18 Anni e Non Sentirli


Da quel fatidico 6 giugno 1998, data della messa in onda dell'episodio pilota a opera dell'audace rete HBO ("all'epoca", far parlare 4 donne single over 30 di sesso e affini non era così frequente sul piccolo schermo), "Sex & The City" non ha risentito affatto del peso degli anni, tutt'altro. Ancora oggi attuali come non mai, le tematiche e le situazioni sdoganate dal serial cult divennero una sorta di Vademecum delle relazioni del nuovo millennio.

Come dimenticare gli infiniti tira e molla tra Carrie e Mr. Big, le lezioni di fellatio di Samantha, il cinismo imperante di Miranda oppure l'irriducibile romanticismo di Charlotte? Quattro archetipi di donne, di caratteri, di modi di intendere i rapporti (amorosi o meno) nella Grande Mela, quinta vera protagonista indiscussa.

La prima puntata fu probabilmente anche la meno riuscita, perché ancora in evidente fase di rodaggio e di scostamento dal (sopravvalutato) romanzo di Candace Bushnell al quale si ispirava. Il personaggio di Carrie Bradshaw di lì a poco abbandonò fortunatamente la fastidiosa abitudine di parlare direttamente in camera, e ci si concentrò più sui personaggi e le loro psicologie.

Il punto qualitativamente più alto si raggiunse con la terza e la quarta stagione, impareggiabili, che diedero maggior spazio e spessore all'uragano Samantha Jones e alla sottovalutata Miranda Hobbes, tra i personaggi più affascinanti e sorprendenti della serie e non solo.

Tantissimi i premi vinti, tra cui 7 Emmy Awards (Sarah Jessica Parker e Cynthia Nixon lo ottennero entrambe nel 2004 per la sesta e ultima stagione) e 8 Golden Globe Awards (la Parker ne vinse ben 4 da protagonista mentre Kim Cattrall, incredibilmente, solo uno), per 94 puntate complessive, imprescindibili per ogni fruitore di telefilm o qualsivoglia essere umano del mondo occidentale nato alla fine del Novecento.
Lapalissiano consigliare, a chi non l'avesse ancora fatto, di correre ai ripari e recuperare una delle migliori e importanti serie tv mai realizzate. 



mercoledì 1 giugno 2016

Julieta

Sulla Croisette i giornali di tutto il mondo hanno titolato: "Almodóvar torna alle origini con una storia di donne sofferenti". L'accoglienza riservata alla nuova fatica del cineasta spagnolo al recente Festival di Cannes, dove era in concorso, non è stata però delle più calorose.

Dopo la parentesi deludente del demenziale "Gli amanti passeggeri" e del thriller psicologico "La pelle che abito" (a parer mio più che convincente), c'era molta aspettativa per questo film che riuniva i temi cari al regista: il lutto, la perdita e personaggi femminili posti di fronte a sfide insormontabili.
"Julieta" è fondamentalmente un'opera sul delicato e difficile rapporto tra una madre e una figlia, che gioca su continui flashback e ricostruzione a incastro degli eventi, come già succedeva ne "Gli abbracci spezzati".


La vita di una donna in un lasso di tempo di 30 anni, tra segreti e foto strappate, viene riassunta nell'immagine iniziale: un vestito rosso fuoco che "respira", un cuore pulsante di lì a poco impresso sulla pelle del suo amato e lacerato dalle ferite di un incidente mortale.

Marilyn Monroe: 5 Ruoli Indimenticabili di una Diva Triste

Il 1° giugno del 1926 nasceva a Los Angeles Norma Jean Mortenson, figlia di una montatrice degli studios RKO con disturbi mentali. Dall'infanzia travagliata, agli eccessi di stupefacenti, ai ricoveri in ospedale fino alla misteriosa morte intorno alla quale pare gravitassero persino i servizi segreti e la mafia, si è scritto di tutto e anche di più sul mito di Marilyn Monroe, vera incarnazione della diva di Hollywood a tutti gli effetti.
Spesso ci dimentichiamo che, tolte tutte le sovrastrutture mediatiche, andando oltre al personaggio eccentrico che cantava "Happy Birthday" in evidente stato di ubriachezza al Presidente JFK e alle famigerate "5 gocce di Chanel", Marilyn era un'attrice di tutto rispetto.




Naturalmente non tutti i suoi film possono essere annoverati tra i migliori della storia, e il cliché dell'oca bionda stupida l'avrebbe perseguitata in eterno imprigionandola erroneamente nell'immaginario collettivo come bomba sexy senza cervello. Riguardando oggi le sue pellicole, ci rendiamo conto di quanta tristezza si celasse dietro ai suoi occhi splendenti e ai suoi sorrisi forzati.
A 90 anni dalla nascita, vorrei ricordare i 5 ruoli che preferisco in altrettanti film che l'hanno resa celebre e, soprattutto, fatta risplendere nell'olimpo delle star come interprete di prima grandezza.